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L’Amiata lancia un grido d’allarme

di Enzo Zappalà

Il Monte Amiata è qualcosa di più di un vulcano spento. E’ lo sfondo dei più suggestivi e affascinanti paesaggi toscani. Gli uliveti e i vigneti di Montalcino, dell’Orcia, del Montecucco, fino al Chianti meridionale traggono forza, passione, vigore da quel profilo calmo e possente che domina da lontano.

Avvicinandosi, si sente ancora di più il carisma del gigante. I boschi si fanno prima fitti di castagni per poi allargarsi nel silenzio degli altissimi faggi. Un polmone verde che si sente respirare e inviare tutt’attorno il fiato insostituibile di cui si nutre un’agricoltura millenaria. Formaggi che sanno di erbe montane, oli severi, sapidi e potenti, vini sanguigni a cui il suolo lavico dona un’impronta indelebile. Castelli nascosti, pievi, borghi arroccati alle falde del gigante, vivono sotto la sua ombra sicura e paziente. Sembra che dagli etruschi il tempo non sia passato.

Eppure il vulcano sta soffrendo anche se cerca di non mostralo ai suoi figli prediletti. E’ stato colpito nella sua essenza più profonda. Le acque che dissetavano i campi, gli abitanti, le vigne, gli uliveti, i castagni sono state duramente colpite dalla faccia più squallida dell’essere umano: l’ingordigia. Sono bastati pochi alibi ipocriti, come le solite parole che tanto piacciono ai media (energia rinnovabile, ecologia, sostenibilità, assenza del nemico del secolo, la terribile e mostruosa anidride carbonica) ed ecco che le trivelle, le pompe, la tecnologia meravigliosa del ventunesimo secolo sono passate all’azione.

L’Amiata è un vulcano ormai dormiente che ancora porta i segni di un glorioso passato geologico. Riserve di acqua calda si annidano nelle profondità del suolo. Ed allora viva le centrali geotermiche, lo sfruttamento del calore interno. Calore pulito, puro, senza anidride carbonica. Che fortunati gli abitanti di quegli splendidi luoghi! La bellezza della natura accoppiata alla perfezione della fonte energetica. E i media fanno la loro parte per convincere, per nascondere la polvere sotto al tappeto.

E invece no! L’energia geotermica è subdola, maligna, distruttrice. Chiedete a chi ci è vissuto vicino, leggete gli studi approfonditi che sono stati resi pubblici e mai ascoltati. Sì, è vero, non produce il gas della “vita” (ops, scusate, della “morte”) la CO2, ma qualche altra sostanza solo “lievemente” tossica. Nelle 32 centrali geotermiche toscane (di cui 5 alle falde dell’Amiata) vengono inseriti ogni anno nell’atmosfera, nei campi, nelle vigne e negli uliveti: 28.599.575 Kg di acido solfidrico, 264,26 Kg di arsenico, 3.360 Kg di mercurio, 69.944 Kg di acido borico, più piccole quantità di cancerogeni come il cadmio e il cromo, per non parlare dell’ammoniaca e del metano. Però, udite, udite, nessuna traccia di anidride carbonica.

Viva il geotermico e abbasso il Riscaldamento Globale (sì, ma dov’è finito da 15 anni a questa parte?). Una grande industria energetica guadagna però molto da questo sfruttamento e non è difficile conquistare l’appoggio delle amministrazioni locali, sempre in crisi finanziaria. E sembra che poco importi che le falde acquifere meno profonde siano state messe in contatto con quelle più profonde, sature degli elementi poco prima citati. E nemmeno che alcune chiare segnalazioni siano già state fatte circolare da più di sei anni, tipo la seguente: “Relativamente al parametro boro la popolazione deve essere informata che, in via precauzionale, il consumo dell’acqua da bere non è consigliato ai soggetti di età inferiore ai 14 anni”. Meno che mai che l’acqua potabile sia stata classificata di livello A3, il peggiore in assoluto che richiede “trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e disinfezione”.

Non paga di quest’opera ecologica meravigliosa, la grande industria vorrebbe aprire una nuova centrale, sempre nell’Amiata. Questa volta, però, gli abitanti si sono ribellati e hanno gridato la loro rabbia pubblicamente! I media non hanno probabilmente tempo per affrontare questo secondario problema ed è molto meglio far sapere che la neve e il gelo di questi giorni è comunque colpa del Riscaldamento Globale e della CO2. Che il Monte Amiata se la sbrighi da solo. Cosa può importare la distruzione delle falde acquifere e qualche gas tossico in giro per le campagne, i vigneti e gli uliveti? L’importante è che vi siano soldi che girano, sempre e soltanto nelle solite tasche.

Chi ama il vino della Toscana, il suo olio sopraffino, i suoi paesaggi, i suoi fiumi, i suoi castelli e la sua gente sincera e sanguigna, non stia zitto. Chi non si fida di me, vada a cercare sul web, vada a leggere le conclusioni di uno dei massimi geologi e vulcanologi italiani (Andrea Borgia), e troverà tutte le prove di quanto ho detto. Io sono a vostra disposizione per qualsiasi aiuto.

Cerchiamo di aiutare un territorio che ha dato e continuerà a dare meraviglie al gusto, all’olfatto, alla vista e non solo. Il vecchio vulcano è saggio e paziente. Ma non vorrei che il suo brontolio sommesso si trasformasse in un urlo spaventoso. Dai giganti ci si può aspettare di tutto!

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