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Dolceacqua e un'esperienza unica di antichi Rossese

di Luigi Bellucci

Quando l’ONAV ci si mette davvero!
Non ci sono parole per descrivere l’esperienza di ieri sera in quel di Dolceacqua dove l’amico Sandro Boldrini, Delegato ONAV di Imperia, è riuscito ad organizzare uno di quegli incontri che difficilmente ti dimenticherai e ancor più difficilmente si potrà ripetere. Si preannuncia una verticale di Rossese nella sala a volte in mattoni accanto al parcheggio, dove il torrente fa un’ansa prima di arrivare sotto al castello. Il titolo è emblematico: Rossese di Dolceacqua, radici ed evoluzione. Dunque si vuole andare alle radici di questo vino rosso del Ponente di Liguria e studiarne l’evoluzione.

Guida la serata il grande Piero Sattanino, campione del mondo dei sommelier nel 1971, che come noi arriva qui da Bordighera. Sono quindici in tutto le bottiglie che assaggeremo e le annate sono state scelte dai produttori che hanno acconsentito a privarsi di qualche bottiglia storica dalle loro cantine. I nomi sono i più rinomati della zona. Le annate sono scelte qua e là, anche in base a quanto si poteva trovare in cantina.

Sandro, il delegato di Imperia, ha chiesto ad alcuni amici produttori se gli davano dal materiale per questa serata. Non ha fatto il giro di tutti, altrimenti diventava una sessione di lavoro troppo dispersiva forse, o poco attenta al vino e più attenta ai vignaioli. Alla fine della serata arrivano il sindaco attuale e il precedente per rendersi conto di che cosa hanno perduto a non essere stati presenti fin dall’inizio. Ma qualcosa di buono è rimasto anche per loro …!


Mercoledì 9 febbraio 2010
.
Incredibile! Un 1920 sontuoso.

Da Bordighera in venti minuti siamo a Dolceacqua. Il termometro della macchina scende dagli undici gradi della costa ai cinque, misurati nel parcheggio sotto il castello, ben illuminato dai fari gialli posizionati sulla collina e sotto le mura. Il fascino di questo borgo di sera sfuma tra il gotico e il romantico, sia nel castello, sia nelle case che gli fanno da cornice, ma soprattutto nel ponte a schiena d’asino, così caratteristico, che unisce le due rive orientato da nord a sud, proprio come la direzione del Nervia, sfruttando l’ansa che si forma quando le acque incontrano il masso su cui sorge il Castello dei D’Oria e sono costrette a deviare per poi riprendere subito dopo il loro corso verso il mare a sud. Scendiamo dall’auto e ci infiliamo di corsa nella grande sala dove si sta per completare l’operazione di preparazione per gli assaggi.

Al banco in fondo stanno seduti Piero con Sandro e con Pino Moser, delegato ONAF, che è riuscito a portare una forma di pecorino invecchiata dieci mesi, che gli ha dato Augusto di Triora, da assaggiare alla fine della degustazione, con i vini più importanti. Per finire con le cose buone di stasera i deliziosi canestrelli di Taggia cotti con olio extravergine di oliva, straordinariamente friabili e golosi in accompagnamento al pecorino e ai sorsi di vino.

Siamo una ventina, sparpagliati lungo due tavolate predisposte tra la porta e il banco dei vini. Alcune bottiglie sono ben etichettate e pulite, ma la maggior parte hanno su la patina del tempo, con un velo neanche troppo lieve di polvere, qualche filo di ragnatela e una bella camicia che traspare subito sotto il collo. È un piacere solo ammirare quel piccolo tesoro.

Alle nove si comincia.
Piero propone di iniziare la degustazione dai vini più vecchi, che potrebbero riservare qualche sorpresa spiacevole, visto che non c’è stato il tempo né la possibilità di fare una pre-selezione più accurata. Io tuttavia preferisco raccontare la verticale partendo dalle annate ultime e risalendo a ritroso nella serata fino alla bottiglia più antica.
Abbiamo due bottiglie del 2008, il Rossese di Terre Bianche, zona Dolceacqua, fermentato su lieviti autoctoni, dal colore rosso rubino pieno, con note speziate intense al naso, sentori di frutti rossi maturi, cenni di lampone e una lieve nota vegetale. In bocca è pieno, rotondo, lievemente tannico.

È presente il produttore, Filippo Rondelli, che ci tiene a rimarcare che questo è il tipo di vino che lui aveva e ha in mente di produrre, un vino che non esalti la rotondità, la pienezza, ma sviluppi invece i suoi caratteri emblematici, qualche lieve spigolosità, ma anche tanta sostanza e una maschia piacevolezza.

La seconda bottiglia del 2008 è un Rossese Superiore di Enzo Guglielmi, zona Soldano, purtroppo assente stasera, dal colore rubino pieno e luminoso, con un naso dal vinoso intenso che vira sulle note speziate e fruttate di piccoli frutti rossi maturi. In bocca si esaltano la freschezza, l’armonia, la pienezza e in definitiva la gradevolezza alla beva. Davvero due grandi bottiglie. L’annata successiva è il 2002 Bricco d’Arcagna, ancora di Terre Bianche. Un vino che fa qualche mese di maturazione in barrique e che viene da una lunga e accurata selezione dei grappoli e delle uve in vigna. È davvero anche lui un grande vino, nonostante l’annata sia spesso considerata come una delle più fiacche del decennio.

Ancora una volta tuttavia posso riscontrare come da un anno povero come questo chi ha voluto e saputo scegliere bene i grappoli e vinificare ha ottenuto un prodotto che si distingue soprattutto per finezza ed eleganza, e che si mantiene bene nel tempo.

Ancora due campioni ci offre il 2001, quello di Maccario Flavio, zona Soldano, piacevole e intenso al naso ma lievemente troppo amaro in bocca per un eccesso di tannini, e quello di Mandino Cane, territorio di Dolceacqua, dal bel colore rubino, naso fruttato di buona intensità, vinoso e con una beva armonica e piacevole.

Di qui passiamo al secolo scorso con il campione più antico il 1995, presentato da Terre Bianche. Allora Filippo aiutava in campagna, mancavano ancora due o tre anni alla sua partecipazione attiva alla vendemmia e vinificazione. Di grande complessità e piacevolezza questa bottiglia, soprattutto per le note di frutti e di spezie che ancora è in gradi di offrire al naso.

Torniamo nella zona di Soldano con il 1989 di Flavio Maccario, anche lui presente stasera a raccontare i suoi vini. Questo ha un colore rubino pieno, un naso di amarena decisa e frutti rossi e una bocca elegante e armonica, di buona struttura e una piacevole nota leggermente amarognola in retrogusto.

Sempre di Maccario Flavio anche il 1986, pieno, armonico e complesso nei profumi e nell’evoluzione. Purtroppo i vini sono a una temperatura leggermente più bassa rispetto a quella ideale di degustazione e non c’è tempo, visti i numeri e il tempo, di soffermarsi a lungo sull’evoluzione della massa vinosa nel bicchiere. Le sorprese comunque non sono finite.

Un altro esemplare quasi perfetto è anche il 1979 di Maccario Flavio. Il colore è un rubino lievemente aranciato ma al naso esprime ancora note fruttate di amarena lunghe e persistenti ed è estremamente pulito. Il clou lo raggiunge in bocca dove esprime tutta la sua eleganza e armonia e addirittura mantiene quasi la freschezza di gioventù, tanto è piacevole alla beva.

Ancora due bottiglie del 1975, una di un produttore della zona di Dolceacqua non più in attività, l’altra il 1975 di Enzo Guglielmi da Soldano, questo secondo ancora sorprendente per intensità olfattiva persistente di amarena e per la ricca complessità di sentori speziati e quasi minerali. Una bella sorpresa e una conferma della capacità di Enzo a tirare fuori il massimo dalle sue uve quando era nel pieno della sua capacità produttiva.

Anche il campione del 1973 è di Enzo Guglielmi e anch’esso ricalca le orme del cugino di due anni più giovane, un naso fresco e pulito e una bocca con una nota di amarena molto persistente.

Il 1971 ha anch’esso due esemplari, Enzo Guglielmi e Giovanni Guglielmi. Entrambi però sono completamente svuotati (erano gli unici esemplari con un leggero strato di ceralacca sul tappo …) e lasciano solamente una incolore nota alcolica, senza nessuna sfumatura olfattiva di fruttato, né tanto meno di speziato o balsamico o altro.

Ed eccoci al clou della serata, il 1920, sì proprio così, un rossese quasi centenario, uscito dalle cantine di Giovanni Guglielmi, dalla vigna Conte Eugenio, messo via per una ricorrenza familiare, forse una nascita, e poi, per nostra fortuna, dimenticato fino a quando ormai era considerato troppo vecchio per aprirlo. Al colore è un rubino chiaro appena aranciato. Al naso esprime una nota gradevolissima di arancio quasi tostato, che vira verso una nota di genziana e poi, dopo parecchi minuti, tende al balsamico e ricorda quasi l’eucalipto. Davvero complesso e fine. Anche in bocca esprime ancora la sua eleganza, con una acidità ancora ben presente, una discreta armonia e una buona struttura, per una beva elegante e delicata. Come giustamente fa notare Piero con questo campione si è dimostrata la vera nobiltà del vino come prodotto vivo e sempre in sviluppo, che nasce vivo e si mantiene tale fino al momento in cui viene bevuto.

Non poteva mancare un applauso, grazie a questa bottiglia, a questa serata davvero unica e probabilmente irripetibile. Grazie Sandro per la magnifica opportunità.
Nella tabella si riassumono le annate e i produttori, con la zona di appartenenza:

Anno         Zona               Produttore
1920      Soldano      Giovanni Guglielmi
1971      Soldano      Giovanni Guglielmi
1971      Soldano       Enzo Guglielmi
1973      Soldano       Enzo Guglielmi
1975      Soldano       Enzo Guglielmi
1975      Dolceacqua     Non rilevato
1979      Soldano        Flavio Maccario
1986      Soldano        Flavio Maccario
1989      Soldano        Flavio Maccario
1995      Dolceacqua    Terre Bianche
2001      Dolceacqua     Mandino Cane
2001      Soldano        Flavio Maccario
2002      Dolceacqua    Terre Bianche
2008      Soldano        Enzo Guglielmi
2008      Dolceacqua    Terre Bianche


FotoCredit: Manuela Bellucci e Luca Poletto
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